Quante volte di fronte ad una persona o una nuova situazione hai pensato: “meglio non fidarsi”?!
Bene, quando provi quel sentimento caratterizzato dal sospetto, dubbio e perplessità che ti induce a non fidarti e stare in uno stato di continua allerta, allora parliamo proprio della famosa “diffidenza”.
Certamente capita a tutti di trovarsi di fronte a tradimenti e delusioni subiti da parte di altri, perciò la diffidenza in questo senso può avere un valore adattivo, evitando di mettersi in pericolo nelle situazioni sconosciute.
Tuttavia! Questa diventa una condizione problematica quando si manifesta come un atteggiamento ripetitivo e costante. In tal caso si diventa sospettosi anche quando non ve ne sia il bisogno.
Vivere nel sospetto tende a portarci alla ricerca continua, e spesso esasperata, di prove che possano confermare “l’inganno” in maniera tale da garantirsi la presunta immunità.
In realtà questo stile di pensiero induce la persona ad innescare e rimanere vittima di un circolo vizioso nel quale finisce per scovare ciò che sta cercando, facendo si che si realizzi un processo di “profezia che si auto-avvera”.
Non bisogna dimenticare infatti, che tendiamo sempre a costruire noi stessi quello che subiamo!
Basti pensare che la diffidenza, attuata per difenderci in via precauzionale, è un atto comunicativo estremamente potente nel confronto del nostro interlocutore, verso il quale tenderemo inesorabilmente a suscitarne altrettanta. Va da se che in questo modo si innescherà un escalation di sfiducia e posizioni difensive impedendo l’instaurarsi di una relazione collaborativa.
L’eccessiva diffidenza protratta nel tempo è alla base di molte patologie relazionali e manie persecutorie, perciò non è da sottovalutare.
Ovviamente ciò non significa che bisogna esporsi subito e fidarsi senza remore e precauzioni, perché, come l’eccessiva diffidenza, anche l’eccessiva ingenuità porta a risultati spiacevoli.
Allora cosa fare?
Occorre innanzitutto cercare di bloccare il continuo meccanismo di proiezione, provando, sentendo e comprendendo che le azioni ed i pensieri attribuiti agli altri in realtà sono spesso i nostri stessi.
Evitare di accanirsi nel ricercare significati celati, bensì approcciarsi all’altro con apertura al contatto (sia verbalmente che non) e con disponibilità ad una progressiva fiducia che si costruirà nella relazione con l’altro, mantenendosi vigili sulle risposte che si ricevono, in modo tale da essere i primi ad offrire apertura relazionale ma essere anche in grado di fare un passo in dietro, con eleganza, di fronte ad un atteggiamento non altrettanto amichevole.
E ricorda: “ Il timore e la diffidenza attirano l’offesa e la chiamano.” – Michel de Montaigne
DOTT. MATTEO MARRONE
Psicologo dello sviluppo e dei processi socio lavorativi
Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Sardegna n°2802
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