Sopravvalutare.
Un termine ricorrente nelle nostre giornate, nelle nostre menti, nella nostra vita.
Ma l’altra faccia della stessa medaglia, il sottovalutare non è di certo da meno.
Da una parte il sopravvalutare ci induce a proiettare sugli altri caratteristiche di cui non sono dotati, dall’altra, il sottovalutare ci spinge a credere che l’altro sia una persona che pensiamo di poter gestire a nostro piacimento.
In entrambi i casi, questi errori di valutazione sono tra i più comuni tra gli esseri umani e guarda caso vengono effettuati in determinati contesti e con specifiche persone.
Per intenderci, spesso tendiamo a sopravvalutare chi ci è vicini in particolare da un punto di vista affettivo come figli, partner o amici; di contro, chi non ci piace o chi rifiutiamo, verrà quasi automaticamente sottovalutato.
Un classico esempio è rappresentato dal superamento della selezione di un concorso.
Quando a vincerlo è una persona a noi lontana tenderemo spesso a dire: “Ha avuto successo solo perché lo hanno aiutato”. Ma quando a parti inverse, il candidato vincente è un nostro amico o persona a noi cara e vicina, la frase canonica solitamente sarà: “E’ vero, è stato aiutato, però se lo meritava”.
Insomma, usiamo frequentemente per la stessa situazione due pesi e due misure sulla base della nostra vicinanza alla persona che ne è coinvolta, e questa “trappola” si è dimostrata spesso e volentieri deleteria in differenti ambiti della nostra vita.
Si pensi in campo aziendale quante floride attività sono andate in rovina perché i padri hanno sopravvalutato le abilità manageriali e gestionali dei figli o nei casi estremi, quante volte i genitori hanno giustificato i propri figli anche di fronte ad evidenti colpe e responsabilità.
In realtà vi sono anche circostanze molto più leggere ma che rendono molto bene questo meccanismo. Basta parlare con un accanito tifoso di calcio!
Farà in modo di attribuire le cause della sconfitta della squadra del cuore all’arbitro o al fato, mentre ha di certo pronta una spiegazione in negativo della vittoria della squadra avversaria.
Ma allora, come poter spezzare questo circolo vizioso di attribuzioni tutt’altro che eque?
In primis è necessario confrontarsi spesso con gli altri in merito ai nostri giudizi (in particolar modo) rivolti alle persone a noi vicine, cercando di verificare che queste non usino strategie solo per ottenere da noi vantaggi o semplicemente per evitare di cadere vittime dei nostri stessi autoinganni.
In particolar modo bisogna imparare ad osservare da più angolazioni! In tal senso, meno giudichi più sarai appagato, perché il giudicare a priori non è mai fonte di aiuto o felicità. Comprendere la motivazioni o possibili cause di chi si pone in maniera ostile nei nostri confronti o conoscere da più prospettive chi generalmente etichettiamo negativamente semplicemente perché non apprezziamo.
In sintesi dobbiamo mettere alla “corda” le nostre valutazioni!
Cioè fare in modo che le persone, o cose e circostanze, per le quali nutriamo un pregiudizio possano avere la possibilità di dimostrare il loro valore e fino ad allora il nostro giudizio dovrà essere sospeso.
E ricorda: “Per un uomo dotato di logica, tutte le cose andrebbero viste esattamente come sono, e sottovalutare sé stessi significa allontanarsi dalla verità almeno quanto sopravvalutare le proprie doti” – Arthur Conan Doyle
DOTT. MATTEO MARRONE
Psicologo dello sviluppo e dei processi socio lavorativi
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