Quante volte ti sarai trovato nella condizione di aiutare qualcuno, quanto di doverne chiedere.
Ma ti sei mai chiesto se l’aiuto che tu hai dato o che hai ricevuto, sia stato veramente efficace ed utile?
Spesso, come diceva Luis Sepúlveda, “con le migliori intenzioni si causano i danni peggiori”.
Attenzione, non sto dicendo che aiutare gli altri sia un problema, anzi! Offrire aiuto ad una persona in difficoltà è senza dubbio un gesto nobile, ma bisogna fare chiarezza sul fatto che esistano diverse tipologie di aiuto.
Da qui nasce la necessità di fare alcune riflessioni su come aiuti gli altri e capire se adotti alcuni comportamenti “automatici” quando ne hai necessità.
Infatti dare il nostro aiuto ad una persona è utile fino a quando non finiamo per sostituirci a questa, allontanandolo da tutti gli ostacoli che invece dovrebbe affrontare, per l’appunto, con il nostro aiuto.
Ti può sembrare strano, ma le nostre giornate sono ricche di esempi di questa trappola. S’innesca spesso nel rapporto tra genitori e figli, manifestandosi con un iperprotettività; in un’eccessiva protezione offerta a chi è debole, invece che fornire lo stimolo per superare i propri limiti; o ancora, il continuo delegare ad altri ciò che si teme di affrontare.
Spesso infatti, non capita solo di dare aiuto ma anche di doverne ricevere.
Chiederlo quando se ne ha bisogno è un vero e proprio atto di umiltà. Significa ammettere di essere di fronte ad una difficoltà, e se ricevi l’aiuto corretto questo ti permetterà di imparare a superarla.
Di contro però, se si pretende che qualche altro si sostituisca a noi, “l’aiuto” sarà vano perché confermerà e rafforzerà la nostra incapacità, alimentando il senso di insicurezza.
Basti pensare ad un genitore che con le migliori intenzioni vuole aiutare e proteggere il figlio, ma finisce per sostituirsi a lui quando deve affrontare un ostacolo, non pensando alla possibilità che cosi facendo, impedirà al figlio di sviluppare la fiducia nelle proprie capacità.
Un esempio molto frequente è esattamente la dinamica che si crea tra un genitore ed un figlio nell’ambito dello studio. Fin tanto che l’uno aiuta ed insegna all’altro come studiare e verificare il proprio apprendimento, è un ottimo modo per migliorare il bagaglio di conoscenze. Ma quando l’adulto si sostituisce allo studente, eseguendo i compiti al suo posto per proteggerlo da valutazioni umilianti, potrebbe renderlo sicuramente più insicuro quanto svogliato.
Detto ciò, l’esperienza personale rimane sempre il tassello fondamentale per costruire e sviluppare la propria autonomia, senso di autoefficacia ed autostima.
Se si vuole raggiungere la piena indipendenza è necessario affrontare le difficoltà che si incontrano nel proprio cammino, chiedendo aiuto se necessario, ma senza permettere agli altri, o pretendere noi stessi, che siano altre persone a sostituirsi a noi.
Perciò, se vuoi veramente aiutare qualcuno, insegnagli come uscirne da solo e se hai necessità di un aiuto, chiedilo senza remore, perché l’umiltà e la consapevolezza delle tue necessità ti conduce a riconoscere le difficoltà ed imparare a superarle efficacemente.
E ricorda: “Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo” – Confucio
DOTT. MATTEO MARRONE
Psicologo dello sviluppo e dei processi socio lavorativi
Iscritto all’Ordine degli Psicologi della Sardegna n°2802
CF. MRRMTT88B03G203K
P. Iva 02772370900
Polizza RC n. 505610972, Allianz Spa
SEDE E RECAPITI
Via Ernestina Paper, 9
07026 Olbia (SS)
+39 347 3983782
ORARI DI APERTURA